Follow Us

  • No products in the cart.
We Are On

LA STORIA DI EMOJI

Il 17 luglio il mondo celebra il World Emoji Day

Il 17 luglio il mondo festeggia il World Emoji Day ed è stata ideata un’intelligente infografica per celebrarlo al meglio. (clicca sull’immagine per ingrandirla). Le persone in tutto il mondo saranno incoraggiate a partecipare alla celebrazione usando l’hashtag #worldemojiday  

Nonostante l’uso diffuso di emojis e Smileys nella nostra società, pochissimi conoscono la storia delle icone che inseriamo ogni giorno nelle applicazioni di messaggistica e sui social per esprimere le nostre emozioni e le nostre azioni.  

Come sono stati creati? Chi li ha inventati? Da dove vengono queste icone e come sono diventate strumenti fondamentali per la nostra comunicazione?  

Fu nel 1997 che Nicolas Loufrani creò le prime emoticones grafiche del mondo, quando notò che le persone usavano segni di punteggiatura per esprimersi sulle e-mail e nei messaggi di testo. Centinaia di questi erano stati creati come una forma d’arte, ma solo due: 🙂 e 🙁 ed erano veramente comprensibili e usati per comunicare. Fu allora che Loufrani poteva vedere un’enorme opportunità per digitalizzare il sorriso originale di suo padre in una varietà di emozioni che corrispondevano a queste emoticones ASCII preesistenti. Così nel 1997 ha iniziato a sperimentare, creando una directory di icone digitali 3D: nello stesso anno il primo Smiley digitale è apparso su un cellulare , tramite una licenza tra The Smiley Company e Alcatel.

Oggi, dopo più di 20 anni, le emojis sono onnipresenti nella nostra vita grazie a Unicode. La rivoluzione emoji ha soddisfatto la visione originale di Nicolas Loufrani creando qualcosa di assolutamente unico, una nuova forma di lingua accessibile a tutti, indipendentemente dall’età, dalla lingua, dal sesso, dalla razza e dalla religione.

Come racconta Nicolas al Corriere della Sera, il logo viene registrato nel 1971 «come se fosse il coccodrillo di Lacoste o la mela di Apple». Negli anni ’80 la faccina sorridente diventa il simbolo della musica underground, della club culture, delle discoteche di tutto il mondo. Negli anni ’90 è invece la musica House ad appropriarsene ma poi ecco il declino. «Nel 1997 Smiley non andava più bene e sono arrivato nell’azienda per rilanciare il brand», racconta Nicolas. «Prima c’era solo il logo ideato da mio padre, una faccina gialla e basta, io invece ho voluto fare qualcosa di nuovo: ho ideato il logo in versione tridimensionale trasformandolo in una sfera e poi ho aggiunto nuove espressioni, la faccina che strizza l’occhio, che fa la linguaccia, che indossa il basco francese o il berretto da baseball»